Tre colpi di tosse. Di quelli poderosi. Poi dice “Pronto?” mentre sotto, chi chiama, ha già innescato il “Mi sente? Signor Pressioso? Mi sente?”
Il sig. Prezioso si sistema, si schiarice la voce catarrosa, e poi fa “Sì, signora. Prego.”
“Bonasera signor Pressioso. La seguo sempre!”
“Mi fa piacere” dice lui. Sembra un po’ scocciato. La routine, dopotutto… “Dica!”
“Senta. Mi serve che ho mio figlio che… mi serve che trova l’amore. Si può?”
“Mi dia le date, signora.”
“Sì, è che è solo da tanto. Mi vive in casa, sa… ma se trovasse una buona donna magari.”
“Mi dia le” due colpi di tosse, “date, le date signora.” ripete Prezioso, un po’ in affanno.
“Sì, sì. Alora si chiama Vittorio, è del ventidue, ehmm… marso, dell’otanta. Sì!”
Il sig. Prezioso, alla tv, mischia il mazzo. Poi gira una, due, tre carte, che vede solo lui perché non sono a favore di camera, ed esclama “Entro aprile.”
“Cosa? Va via di casa?”
“No signora. Mi ha chiesto l’amore. Entro aprile trova l’amore.”
“Sicuro? Ma alora è qualcuno di nuova o che conosce già?”
“Vedo…” fa Prezioso, come concentrandosi. “C’è un volto nuovo. Entro aprile. Non sbaglio. Sì che è sicuro.”
“Maria santissima grasie signor Pressioso. La seguo sempre! Speriamo, eh. Che mi ci vorrebbe proprio.”
“Io aiuto sempre.” risponde il cartomante, mentre striscia, sotto il suo viso svogliato, il numero per chiamarlo con le indicazioni del costo: euro 35 da pagare via poste pay o satispay.
La chiamata si chiude. Ancora tosse per Prezioso. Imperiosa. Ma si ricompone. “Finito, no?” domanda.
In sottofondo, si sente la regia, con marcata cadenza veneta, tipica delle tv locali di ‘ste parti, dirgli “No no. Abbiamo ancora qualche chiamata in linea oh! C’è tempo!”
Ma il sig. Prezioso non sta ascoltando la risposta, sta anzi partendo per la tangente dicendo “Mi sa che qui, sì, ormai cinque minuti per la sigla e in pratica abbiamo finito.”
“No Prezioso!” si impone la regia, e allora lui si accorge di loro, finalmente.
“Come? Cosa?” e giù tosse, come tuoni.
“C’è ancora un po’ di tempo. Passo la chiamata.”
“Pronto?” fa il nuovo arrivato.
“Sì, metti allora, dai.”
“Cosa devo mettere?” fa l’ascoltatore.
“No, non tu.” risponde Prezioso.
“Tu? Non ci diamo del lei?”
“Sì. Buona sera.” riprende il filo Prezioso. “Era la regia prima. Salve.”
“Dov’è che era la regia? In che senso?”
“Eh?” fa Prezioso.
“Cioè… boh! In che senso? Non lo so dove la trovo la regia. Non ci capisco di queste cose.” blatera l’ascoltatore, confuso.
“Ma no! Senta…” prova a chiarire il cartomante, ma la tosse lo frega di nuovo.
Quando i rombi si placano, si inizia a percepire nuovamente la voce dell’ascoltatore. “…bene? Dio madonna mi sente? Prezioso?”
Prezioso alza una mano verso la camera. Riprende fiato. Poi annuncia “Sì. Mi sento bene, ovvio!”
“No perché…” fa l’altro. “Vabè, io ho detto se a ME mi sentiva, lei, ma non importa. Però adesso ho dubbi perché comunque volevo farle una richiesta di salute, ma però…”
“Ma io non rispondo a queste cose! L’ho detto e stradetto. C’è anche scritto qui in sopra… sopraimpre… come si dice? Nello schermo insomma!”
“Ehm… no signor Prezioso, non lo sapevo. Non mi pareva mica che…” ma in quel momento, proprio allora, ecco una nuova scritta in sovrimpressione scorrere sotto il faccione provato del sig. Prezioso, riportante la dicitura: Il sig. Prezioso non risponde a richieste di salute.
“Ti pareva male!” sbotta il cartomante, dandogli del tu e ordinando con un gesto della mano di interrompere la chiamata.
“Ma io non lo sapevo e ormai ho…”
Comunicazione interrotta. Anche se ormai, voleva fargli notare il poveretto, gli euro 35 li aveva versati.
“Finito?” chiede Prezioso alla regia.
“Ancora una. Mando.” risponde.
Silenzio. Anzi. Qualcuno c’è.
“Pronto?” dice il cartomante.
Si sentono solo respiri.
“Pronto! C’è qualcuno in linea?”
Respiri. Pesanti.
“Oh! Cos’è? Uno scherzo? Regia?”
“Signor Prezioso.” esordisce una voce di uomo, cadenza del meridione.
“Buonasera.”
“A lei. Mi riconosce?”
Il sig. Prezioso pare dubbioso. “Dovrei? Mi parli che altrimenti non capisco.”
“Ma come? Veramente fa?”
Ecco. Qualcosa attraversa il volto del cartomante, che ora si adombra. “Mmm non mi pare.”
“Io e lei ci siamo sentiti tante di quelle volte. Tante di quelle chiamate.”
“Non mi pare.” dice Prezioso, guardando qualcuno oltre lo schermo, chiaramente la regia. Vuole interrompere, forse? 
“E invece secondo me, a vedere la sua faccia, lei mi ha riconosciuto proprio. Io la vedo.”
Prezioso non riesce a nascondere il rossore. “Dai allora però. Che qui manca poco, eh regia?”
Dalla regia non sembrano avere fretta. Forse vogliono vedere dove va a parare la chiamata. Forse l’ascoltatore ha già detto loro qualcosa, prima di passare il telefono a Prezioso.
“Mo’ c’arrivo.”
“Chieda allora.”
“Con calma. Io e lei ci siamo sentiti tante volte, dicevo prima. E quante chiamate le ho fatto, per chiederle una mano, una mano buona. Ahh… la sorte buona.”
“Eh… io aiuto sempre. Prezioso aiuta sempre. Ci tengo.” risponde, spostandosi sulla sedia, a disagio.
Sempre ben in evidenza gli euro 35 da versare, a chiamata, per un consulto.
“Ormai si può dire che siamo amici di lunga data. Quante volte mi ha dato conforto. O no? Io le chiedevo una buona fortuna per il gioco, e lei diceva che arrivava, che arrivava, che arrivava… io le chiedevo se dovevo lasciar perdere, ma lei, caro mio, mi ha sempre sostenuto, mi ha sempre fatto capire che pure potevo chiamare sempre.”
“Sempre disponibile per tutti quelli che hanno bisogno.” ci tiene a sottolineare Prezioso. 
“E certo! Come no? Mica la gente può stare sempre attaccata alla tivù aspettando la diretta. O ve’?”
Il cartomante non vede l’ora che il programma interrompa. Ma la pubblicità non arriva mai. La sigla? Nemmeno. Qui si è sforato di buoni cinque, forse dieci minuti, ma niente da fare, la diretta continua imperterrita.
“Insomma, in che cosa vuole che l’aiuti?” 
“Mo ci arrivo. Lei lo sa che io le ho dato un po’ di soldini, in un certo modo, con queste chiamate.”
“Eh beh, ma io non obbligo, eh. E poi oggi 35 euro non sono niente. Tutti possono permetterseli ogni tanto. Non sono niente.”
“E vabbuò amico mi’. 35 mo, 35 dopo, 35 oggi, 35 domani… siamo amici di lunga data, o no?”
“A me non mi suona così bene comunque la sua voce…”
“Sì, faccia lo smemorato, Preziò. Ma mo le dico io perché l’ho chiamata. La chiamo perché le devo restituire il favore. Capisce cosa intendo?”
Prezioso da rosso peperone passa a un bianco perlaceo. E se fosse un poco di buono? E se fosse un… camorrista quest’uomo con cui sa di aver intrattenuto almeno due anni di telefonate quasi quotidiane. Ah, che stupido! Perché tirare il filo così tanto? O se fosse… peggio: la guardia di finanza!
“Si sente o non si sente di avere finalmente quel che si merita, Preziò?”
“Io… io… cioè…” e giù di tosse. Tosse a non finire. Meno male c’è la tosse. E se fingesse di sentirsi male?
“Tre milioni. Le do tre milioni di euro!” fa l’ascoltatore.
Prezioso si interrompe. Guarda in basso. Il cellulare. La tosse? Sparita per magia.
In tv c’è un silenzio irreale.
“La sua faccia è un piacere per me. Ha capito bene. Glieli ho già mandati. Tre milioni!”
“Co… cosa?” fa il cartomante, imbambolato dal proprio smartphone.
“Lei mi ha sempre incoraggiato? Mi ha sempre detto che la fortuna arrivava? Mi ha detto di continuare a sentirla, che lei c’era quasi a farmela avere sta fortuna?” Prezioso fa di sì con la testa, in automatico, ipnotizzato dallo schermo, dal numero sul conto corrente.
“Io ho vinto, Preziò! E una piccola parte, mi creda, gliela volevo dare per ringraziarla! Lei non lo può capire quanto so’ diventato ricco. Qui so’ schiattat tutt’ quant’ pe’l’invidia! Mi dicevano che ero pazzo. Che ero scemunit’. M’hanno lasciato tutti quanti. Ma lei no. Sempre amico mio è stato. O ver’?”
Prezioso fa di sì con la testa. Le lacrime che gli rigano il viso. Incontenibile di gioia.
“E allora se li goda. Pecché lei è prezioso veramente! Un bacione grande grande!”
E così, si chiude la chiamata.
C’è qualche secondo di immobilismo totale. Poi Prezioso erutta di gioia e manda all’aria tutto, la scrivania cade, lo sfondo finto si sfascia, la telecamera perde il fuoco e poi rantola a terra inquadrando uno scalpitio di scarpe e ciabatte e cancelleria mentre il caos regna sovrano e… parte la sigla: il signor Prezioso, accompagnato da un valzer di quelli che si sentono ancora ogni tanto nelle sagre di paese, sfila con un completo che gli stringe troppo il ventre, mentre sta, sotto il sole, nel giardino smorto di una casetta a schiera degli anni ’60. Lo vediamo appoggiato a un ulivo. Poi eccolo sul terrazzino, in piedi, a guardare l’orizzonte con un calice in mano, vuoto. Poi ancora davanti a una siepe condominiale, con gli occhiali da sole. Sotto, intanto, sfilano i prestigiosi nomi degli autori, degli assistenti, dei cameramen del programma: La tua mano preziosa, con Prezioso, tra parentesi “cartomante”. 
Poi parte la pubblicità perché il programma è terminato (probabilmente per sempre).

[Prima stesura: dicembre 2025]

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