Non amava i loro inutili elogi.
Le stavano attorno per convenienza:
maschere di sorrisi 
ad aggiustare la coscienza.

Allora disse basta.
Né buonismo, né commiserazione.
Eresse un muro di spine
che gli desse una lezione.

Il prezzo era ferirsi?
Farsi male per davvero?
Nessuno si avvicinò più:
viltà d’animo e di pensiero.

Ma quando la primavera giunse,
inattesa benedizione,
furono tutti ancora lì,
per guardarla, in ammirazione.

Era un fascio di spine feroci
incoronato di petali nuovi.
La dignità di una rosa rossa
che è cresciuta in mezzo ai rovi.

[Prima stesura: gennaio 2019]

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