Abbiamo visto, tra le passerelle del condominio,
i Power Rangers con Megazord che esplodevano pugni a nemici invisibili,
e poi noi, sentendoci invincibili, ce le davamo coi bastoni
spezzandoceli addosso, che tanto erano fragili, soprattutto: sostituibili.
Nel parcheggio del piazzale c’era l’obelisco di Balzar,
un palo della luce su cui si arrampicavano i miei Batman e Alakazam,
non è che potevamo avere sempre i giocattoli giusti,
ci bastava immaginarli, Goku, Vegeta e tutti gli altri.
Abbiamo corso tanto, ma tanto, nello scivolo dei garage,
corse in bici ultra modificate in lunghe sessioni di bricolage,
e abbiamo fatto danni, spaccando denti, ginocchia, ossa,
per la gloria di ammazzare un po’ noi ma soprattutto il tempo, che a quel tempo tanto non passa.
C’erano tanti di quei posti dove nascondersi a nascondino,
che potevi farti i cazzi tuoi per ore e iniziare altri giochi, perfino.
E intanto chi contava, i coglioni belli girati,
tornava a casa sua pensando Io li spacco di botte quei maledetti sfigati!
Abbiamo baciato molte donne, belle, modelle, con le tette grosse, alla televisione,
prendendoci la scossa dallo schermo acceso che sfrigolava, noi e lui, tutti in tensione.
Chissà com’è, ci chiedavamo, farlo con una in carne e ossa,
chissà che strano sentire labbra vere, morbide. Chissà se danno scossa.
A volte ci si provava a conquistare le amiche del gruppo,
ma chissà per quale ragione ci si picchiava e basta, era tutto un insulto,
e non si pensava più maschi o femmine, bisognava solo farsi male,
manate e seberloni, da dare e prendere a mucchi in una guerra totale.
Abbiamo lottato, tutti e tutte, nei mille litigi senza uno scopo,
perché anche quello per noi, in fondo, era una specie gioco.
Secondo me volevamo pesare quanto era il bene e quanto invece il male,
volevamo capire e testare i rapporti, nell’ingenua leggerezza del nostro tempo migliore.
[Prima stesura: gennaio 2026]








