Certe volte ci penso e sono tutto incurvato,
spettinato fin dentro le ossa
da questi venti, che piegano gli alberi,
e casa mia sta in piedi da sola,
tra i rami spezzati in un prato fiorito,
tra i rami spezzati, in un campo minato.

Ci siamo gridati temporali di cattiverie
e tra le macerie ho raccolto le tegole
spaccate per terra, che ci eravamo tirati.
Come starò, senza un tetto, adesso?
Come sarà camera nostra, all’aperto?

Piangiamo superstiti sotto un diverso cielo.
Piangiamo in silenzio, ma in pace. Davvero.

[Prima stesura: gennaio 2026]

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