Quando sono tranquilli, i cigni nuotano placidamente nei laghi o negli stagni, osservando i dintorni con aria truce.
Il loro piumaggio, così candido e aggraziato, dona loro un aspetto nobile, quasi austero, il che li rende i più insospettabili, sanguinari e violenti predatori del regno animale.
Soprattutto la notte, a visibilità scarsa, potresti pensare che i cigni stiano dormendo, non vedendone il lungo collo svettare. In realtà, il morbido piumaggio che galleggia a pelo d’acqua, altro non è che l’impalcatura vuota che il cigno lascia dietro di sé, come un appartamento a cui tornare più tardi.
Il cigno sguscia, infatti, fuori di solo collo come farebbe un lungo serpente albino, ora pronto a strangolare, ora in procinto di azzannare, individuando le proprie vittime al buio (grazie un potente ecolocalizzatore, non dissimile da quello del cugino pipistrello) per poi avvelenarle coi suoi oblunghi canini retrattili.
Il cigno è cacciatore molto più di terra che di acqua, e strisciando per i sottoboschi e risalendo persino gli alberi, acciuffa le sue ignare prede – in particolare altri uccelli o anche piccoli mammiferi, di cui va molto ghiotto – strangolandole tra le micidiali spire piumate.
Avrete notato la scarsa presenza di gufi, civette e scoiattoli nelle vicinanze degli specchi d’acqua. No? Ora, ne conoscete il motivo. Dove abbondano i cigni, predatori alpha, la catena alimentare si scombina.
Ad ogni modo, dislocata l’articolazione mandibolare, non prima di aver iniettato la propria neurotossina paralizzante, il cigno procede all’ingestione del malcapitato facendo del suo pasto un sol boccone. Boccone che, per alcuni minuti, rimane vivo e incredulo, incapace di realizzare pienamente che sì: è proprio un cigno, che lo sta mangiando, un cazzo di cigno che nuota nei laghi e che quando incrocia il collo con un suo simile forma un cuoricino galleggiante ommioddio ma guarda tu che carino è il top del romanticismo!!!
Una morte da cigno! pensa, appena prima di schiattare. Ma porca merda!
Comunque: prima che qualcuno, animale o umano che sia, si accorga di tutto questo, l’ormai lungo e rigonfio cigno annuncia il termine del proprio spuntino con rutto sonoro che riverbera dal becco in una nuvola di piume: Rrrrrr!…
Poi cade dalle fronde degli arbusti, di peso.
Quindi rotola, sazio e pieno, come una speciale salsiccia imbottita fino allo specchio d’acqua in cui sosta, alla deriva, il proprio carapace piumato. O anche quello di qualche altro suo simile. Una volta scelto e raggiunto il più adatto, reinseritosi nel suo abile travestimento di uccello, il cigno ricomincia a nuotare, ingannando tutti e procedendo con quella sua lunga e difficoltosa digestione che inevitabilmente lo rende, non solo agli occhi di chi lo incrocia, accigliato e nevrotico per buona parte della sua vita.
Fate attenzione ai cigni.

[Prima stesura: gennaio 2026]

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