Avrei voluto anche nostro padre, lì con noi. Ci aveva dedicato tutta la vita e poi, per solo un paio di mesi, l’aveva mancata. Quanto gli sarebbe piaciuta la città, con le sue mura tutte diverse, le forme vertiginose e i respiri pieni di vapori irrequieti: quelli sottili sottili, che ti fanno il solletico in faccia, e quelli più pesanti, gravi, antri sicuri per ripararsi dai venti e dal sole. Nubìa, città che piange e spiove, che ti si scioglie sotto le suole come un gelato mentre passeggi, poco dopo la vedi gonfiarsi di porte, finestre e terrazze, ispirata dall’aria come una barca a vela sul mare.
Avevamo rincorso l’eco della sua leggenda da che ne avevo memoria. I nostri genitori si erano conosciuti proprio studiandola, imbattendosi l’una nell’altro. Era impossibile non venir contagiati dal loro entusiasmo, dalla sete di conoscenza che li animava, dall’amore e l’ingegno che mettevano nell’ideazione di strumenti sempre più avveniristici. Sognavano di spiare, anche per un solo momento, Nubìa, tra le azzurrità, girando il mondo. Quando nostra madre se n’era andata, lui aveva raddoppiato l’impegno, come a colmare l’intenzione di lei, perduta per sempre. Noi avevamo abbandonato i nostri lavori, le nostre vite comuni. Qualcuno aveva sacrificato più di altri: non è facile lasciarsi la famiglia alle spalle, con la promessa di tornare, ma senza esserne certi. Ed erano trascorsi gli anni. Troppi per tenerne il conto preciso, e lui quasi non ci credeva più, glielo leggevi in faccia. La stanchezza prima, la disillusione poi, e infine la malattia, lo avevano sfibrato. Intanto Nubìa correva nel cielo, sempre troppo veloce, più del tempo che gli rimaneva.
Così, quando l’abbiamo trovata, era ormai tardi. La prima notte avevamo pregato, in suo ricordo, mentre sorvolavamo l’oceano Indiano che ci pareva grande poco più di un lago. Ma non abbiamo pianto. Non c’era tristezza. Solo profonda commozione. Perché la bellezza degli astri riflessi e delle vene di fulmini che scorrevano per illuminarci, ci aveva lasciato sgomenti: così piccole le nostre angosce e ammorbiditi i nostri dolori, anche quelli della perdita.
Ci rimette in scala, questa città tutta di nuvole. E noi, di questo, le siamo grati.

[Prima stesura: agosto 2026]

Racconti, poesie, appunti.
Iscriviti alla newsletter: se esce qualcosa di nuovo, ti avviso!

Niente spam, promesso!

Iscrivendoti, presti il consenso al trattamento dei dati per l'invio di materiale informativo e promozionale, in conformità con la Privacy Policy.
Il consenso potrà essere revocato in qualsiasi momento tramite il link di disiscrizione presente in ogni email.

Meladizione!AssurdoUmoristico

Meladizione!

Davide StortiDavide StortiGiugno 18, 2021
Tieni la portaAssurdoPulp

Tieni la porta

Davide StortiDavide StortiMaggio 25, 2016
Reverenziale timore di morteAssurdoPsicologicoUmoristico

Reverenziale timore di morte

Davide StortiDavide StortiMarzo 21, 2016

Leave a Reply