C’è un tavolo che si lamenta. Di dolore adolescenziale. Cerca un po’ d’attenzione. Vorrebbe una carezza: la premura di sua madre, la stima di suo padre. Nessuno, però, sa più dove si trovi e quindi si agita, specie all’ora dei pasti, soprattutto a colazione.
C’è una porta che ride, e non è una risata che accoglie. Non ha colori, ma lame, che ti s’infilano dentro e fanno fare brutti sogni. Questa porta, della camera da letto grande, ride sghembamente, alle tue spalle, augurandoti le peggiori disgrazie.
Il letto, intanto, sospira. È stufo marcio, pieno, di questo umore gonfio con cui viene schiacciato. Sospira al peso dei giorni sempre identici, senza sostanza, e sospira sognando di non rivedersi più da queste parti. Sogna, sogna… il povero letto.
La porta ride anche di lui. Sia dannata! Si prende gioco di tutti. Ma resta interdetta quando incrocia lo specchio. Se lo intravede, ci s’incastra dentro e quei suoi brutti segni, di pelle marcita, le fanno prendere un colpo. Non un cigolio, allora, per lo spavento.
E lo specchio? Beh, lui osserva. Non parla. È zen. Se dici di lui riveli invece ciò che hai tu dentro. Perciò, non dirò altro riguardo allo specchio, e passerò al pavimento, che sostiene tutto.
Di lui, la cosa assurda, è che nessuno sa niente. Gli piaceva, prima, prendersi cura, anche del tavolo disperato, del letto depresso, della porta tutta storta, dello specchio indecifrabile. In cambio, non chiedeva che un sorriso. Invece no: solo dolori irrisolti, pesantezze insopportabili, cigolii sinistri, silenzi lunghissimi. Ecco perché, adesso, se ne rimane piatto, giù, faccia a terra, preferendo la compagnia di roditori e insetti.
C’è una finestra. Che aspetta. Che qualcuno torni a casa. Si è vista albe e tramonti, poi anche quelli sono diventati banali. Si è inebetita dei raggi luminescenti del sole, delle diecimila storie veloci delle gocce di pioggia degli acquazzoni e adesso, tornassero ad abitarci, lì dentro, non capirebbe nemmeno niente, povera finestra demente. Ha perso il senno a furia di sconcentrare il proprio dolore nelle distrazioni.
Il portone è aperto. Ma solo per metà. L’hanno preso a sprangate e poi non s’è più ripreso. Proprio una bella coppia, lui e la sua amica finestra. Se doveste incrociarli, perciò, fate attenzione: potrebbero attirarvi dentro e no, non credo potreste più uscirne.
Da questa casa, se ne fai parte, non c’è scampo, né redenzione. Qui stanno le anime di chi ha rifiutato di mettere luce ai suoi angoli bui, spigoli duri e dolorosi. Qui, ci dimora chi in vita ha scordato di amare se stesso, per il solo piacere degli altri.
[Prima stesura: novembre 2025]








