Stasera ho spento Netflix, avevo sonno,
mi sono alzato dal divano,
andato in bagno, fatto pipì,
lavato le mani, i denti, la faccia,
e a una a una ho chiuso le luci
e poi le imposte delle finestre.
E lei è sbirciata, appena dentro, soffiata:
notte di grilli e rane dei fossi,
odori distanti, provincia di campi,
e ho pensato che manco me n’ero accorto
che qui fino a ieri era tutto morto
d’inverno tra i prati e le strade di pianura.
Mi sono detto: stasera, comunque, è estate,
pensando che estate era tutta una vita,
stagione infinita, parantesi folle
di errori, sudori, timori, di amori,
e noi come fiori e frutti immaturi
giravamo in gioco attorno al suo sole.
Il cielo regale, appena spiovuto,
si era ripulito dell’afa imprevista
con l’alta pressione delle isole Azzorre,
che da testimone degli anni passati
montava un teatro con me come attore:
un finto studente che aspettava il mare.
L’avevo letto il mattino scorrendo le news,
di questo improvviso ritorno al passato,
di un caldo più dolce, addomesticato,
di notti più fresche che tornano indietro,
di note più lievi che appunto qui a mente
da scrivere meglio, il giorno seguente.
Perché stasera, comunque, è estate…
alla fine è successo, è accaduta di nuovo,
e caduta la maschera del me ragazzino
e ho pensato che ormai è già metà giugno
e domani del caldo dell’anticiclone
ne avrò già abbastanza, e di questa stagione.
Era tutta una vita, sì, vero, una volta,
ma stavolta non resta, ripete se stessa,
si ripete e basta, così come il mio umore,
come di un ricordo e del suo sapore
da girarsi in bocca, un po’ dolce amaro,
nostalgico indietro, mentre guardi lontano.
[Prima stesura: giugno 2026]









Bella poesia, dolce ed evocativa.
Grazie per averla letta, Giulia. E apprezzata 🙏