Il diavolo gli scivolò dentro all’orecchio e da lì non si schiodò più.
Gli sussurrava come comportarsi, dove andare, cosa dire, e questo gli garantì un rapidissimo successo in ogni genere di affari. Il patto tra loro era abbastanza semplice: il diavolo aveva potere sulle sue principali azioni, e in cambio gli restituiva la garanzia di riuscita in qualunque impresa avesse voluto cimentarsi. Iniziò togliendosi piccole soddisfazioni, come le vittorie sul campo da tennis o la ragione nei futili conflitti di ogni giorno, passando presto alle promozioni lavorative e a quelle scommesse tanto azzardate che in precedenza anche il solo tentarle sarebbe stato difficile. E ancora: se desiderava una donna si comportava sempre nel modo più appropriato, se voleva sovrastare mentalmente o anche fisicamente qualcuno, trovava sempre la maniera di dominarlo.
A un certo punto gli aveva chiesto come tutto questo fosse possibile e il diavolo rispose che era proprio la sua essenza diabolica a trasformare le intenzioni in realtà. Al che lui domandò come riuscisse a indirizzare le azioni altrui proprio dove intendeva, e cioè a suo favore, e il diavolo gli spiegò di come il trucco stesse tutto nella fragilità della volontà della gente.
Gli raccontò che nel corso della storia, le persone, avevano gradatamente perduto il potere dell’intenzione. Non credevano più davvero al senso e allo scopo profondo di ciò che le muoveva ogni giorno, e questa epidemia di sfiducia, verso sé e verso il mondo, le rendeva prede perfette di chi invece aveva le idee chiare. Erano persuasione e chiarezza, disse il diavolo, niente di più. Ma l’uomo, dubbioso, azzardò che forse quella era piuttosto violenza. Violenza per un’intenzionale volontà di prevaricazione, aggravata dalla consapevolezza di una riuscita garantita. Il diavolo allora sorrise e svelò il suo trucco. La garanzia, disse, è il potere stesso dell’intenzione: lo senti e quindi esiste, ma non è davvero assicurato, e infatti quando te ne accorgi, eccolo sfumare assieme all’intenzionalità.
Colpa dell’incertezza dunque, ragionò lui. E il diavolo precisò che non era tanto dell’incertezza, ma della tranquillità, perché è la tranquillità di chi non vuole sobbarcarsi il peso dei propri desideri ad assicurargli un biglietto per la sottomissione dell’animo. Ed era lì che la le loro azioni si concretizzavano.
L’uomo a quel punto capì l’inganno del diavolo. I suoi successi, conquistati per mano di un altro, erano stati tanti e così rapidi perché mai soddisfacenti. Non solo era vero, dunque, che non si gode di ciò che non si conquista con fatica, ma era vero che desiderare qualcosa risparmiandosi la fatica per ottenerla non forgia la tua volontà, piuttosto fa il contrario. Delegare agli altri il proprio operare, ti fa perdere il potere di fare e farti da te.
Decise allora di farla finita ma il patto, fischiò il diavolo battendogli il timpano, non si poteva più rompere. Lui gli domandò il perché. Il diavolo gli spiegò che avrebbe anche potuto tentare, ma non aveva più sufficiente volontà per scacciarlo dal suo orecchio. Lasciando il comando della propria vita a un altro, barattandolo per successi vuoti, aveva infine perduto il senso di sé, la fiducia nel proprio operare e la capacità di maturare intenzioni potenti. Come quelle persone di cui si era approfittato, era condannato, ora, a sottostare ai capricci del demone, che rise della propria potenza comandandogli i suoi ordini. E faceva lo stesso, in verità, bisbigliando nelle orecchie di ogni altra persona in cerca di una scorciatoia, di una risoluzione tranquilla e priva di fatiche.
Il diavolo l’aveva chiamata l’essenza diabolica di trasformare l’intenzione in realtà e a ragion veduta: solo un essere tanto meschino poteva assicurarsi una volontà ferrea, poiché lo spirito molle dell’umanità gli serviva tutte le garanzie di cui aveva bisogno. Se non altro, l’uomo era in buona compagnia.
[Prima stesura: ottobre 2023]








