Certe volte ci penso e sono tutto incurvato,
spettinato fin dentro le ossa
da questi venti, che piegano gli alberi,
e casa mia sta in piedi da sola,
tra i rami spezzati in un prato fiorito,
tra i rami spezzati, in un campo minato.
Ci siamo gridati temporali di cattiverie
e tra le macerie ho raccolto le tegole
spaccate per terra, che ci eravamo tirati.
Come starò, senza un tetto, adesso?
Come sarà camera nostra, all’aperto?
Piangiamo superstiti sotto un diverso cielo.
Piangiamo in silenzio, ma in pace. Davvero.
[Prima stesura: gennaio 2026]









Poesia bella e lacerante. Molto bella anche l’immagine.
Grazie per averla letta, Giulia. 🙏
una pace finale che assomiglia alla morte.
ml
Un po’. Io immaginavo più un campo di battaglia. Ma la nota finale per me ha del potenziale positivo.
E’ un tema di cui non riesco a parlare ora, mi fa solo molto piangere.
Il perché lo conosci, lo hai letto.
Un abbraccio.
Ciao Katrina. Lo so, lo so. E ti auguro col tempo di trovare quella pace che cito alla fine.
“ Certe volte ci penso e sono tutto incurvato,
spettinato fin dentro le ossa
da questi venti, che piegano gli alberi”.
Mi piacciono molto questi versi, complimenti.
Uèè ma ciao Giuseppe! Benvenuto in questo postaccio!
Ti ringrazio per il commento e l’apprezzamento🙏