Da circa un anno mi sto mettendo alla prova coi poetry slam. L’ho raccontato anche su Substack (se vi va, seguitemi), dove porto il dietro le quinte delle storie e delle poesie che pubblico qui.

In pratica, i poetry slam sono delle gare in cui ogni partecipante recita dai due ai tre pezzi di fronte a un pubblico. E questo pubblico giudica, vota, dichiarando infine un vincitore.

L’aspetto particolare dei poetry slam, almeno quello che mi ha più colpito, è il tipo di poesia che si trova. Le chiamano “poesie performative” e sono, diciamo, un pochino differenti da quelle che incontravo solitamente. Essendo pensate per essere solo ascoltate, in un limite temporale di tre minuti al massimo, risultano molto più ritmate, musicali e lunghe. Per forza di cose, il modo in cui vengono lette e interpretate, conta moltissimo, a volte anche più del contenuto.

Ecco perché sto cercando di abituarmi a recitare le mie poesie in pubblico, interpretandole sempre meglio. Il prossimo passo vorrei fosse quello di dirle a memoria, senza leggere un foglio.

Visto che oggi è la Giornata Internazionale della Poesia, colgo l’occasione per mostrarvi l’unica poesia che per ora sono riuscito a proporre in questo modo. Si tratta di Immobile, e qui vedrete una prova fatta lo scorso dicembre durante una serata di Open Mic (microfono aperto) a Bassano.

Guardando le performance dei poeti e le poete che mi piacciono, c’è ancora parecchia strada da fare (ho pure scordato un paio di versi). Tutto sommato però, per ora mi pare un risultato abbastanza decente.

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