Non è che ho lasciato andare. È che mi sono lasciato, andare. Andare via. Verso un istinto, un richiamo buio, una tendenza invitante alla solitudine, al silenzio, al non dover far sentire per forza la mia voce, brutta, banale, che devo per forza accomodare davanti agli altri nel tono e nella scelta delle parole, delle frasi, dei discorsi che così spero siano apprezzati.
Andare via. Mi sono lasciato andare via, una sera, lungo una strada di campagna umida, che saliva l’afa e scendeva il sole, e intanto le braccia mi s’incollavano addosso, pelle su pelle, appiccicosa, collosa, elastica. Le ho tirate su, le braccia, alzandole sopra la testa e allora, come membrana, la pelle del busto e dei fianchi mi ha seguito, trasparente nel buio estivo, eppure nera, man mano che m’incupivo per il cambiamento. Perché poi cambiare non è bello, né brutto, ma il diverso che emerge, ecco, mi dà cupezza, pesantezza di pensieri e gli occhi allora mi si sono fatti stretti stretti, minuti di concentrazione e più volevo capire meno ci vedevo chiaro, meno il mondo, il solito mondo di sempre, mi sembrava sensato.
Allora me ne sono stato ancora più zitto, ho sceso i sentieri, i boschi, ho cercato un rifugio che mi desse tregua sbattendo il mio brutto muso tra i rami, tra le foglie, tra i pungitopo e i frutti che odoravano come bombe appena sganciate e mi sbalzavano via, in volo. Volavo. Scomposto, sì, ma volavo. E non me e accorgevo, all’inizio, eppure eccomi, eccomi qui al sicuro, ora, al buio fresco, roccioso che ci piove dentro, quasi, da quanto condensa e qui, ora, sto bene. Io sto bene.
Non ci vedo, certo, ma ci sento così forte che i suoni sono mani da sfiorare o anche dita da intrecciare, anche se io ho zampe e ali. Allora sono queste mie orecchie a toccare tutto il rumore dei muri, della terra, delle radici nodose degli alberi che scavano, e così toccano persino i pensieri, quelli degli altri per esempio, che se mi vedono hanno paura, pensano male, perché è troppo strana, forse, questa mia nuova versione, quest’avversione, che non mi fa dormire e se lo fa, mi dà conforto solo in quest’angolo segreto, solo quando splende il sole fuori e tutti gli altri parlano e parlano, solo quando me ne sto qui, a testa in giù, ad aspettare la notte.
[Prima stesura: maggio 2026]









Bello, esprime la sensazione di essere alieni rispetto al mondo esterno
Ciao Giulia!
Sì, è un po’ anche a sé stessi.
Grazie per il commento 🙂