Questo sito lo dichiara subito: tutto quello che trovate qui scritto ha lo 0% di IA aggiunta.
Ma perché ho voluto specificarlo? Perché questa necessità?
Perché credo che oggi sia giusto e necessario, a partire da chi crea, difendere un principio:
la produzione artistica umana ha un valore enorme.
Noi questo valore lo stiamo invece declassando.
Non sono tra quelli che ripudiano l’IA. Anzi! La uso parecchio per lavoro, per esempio, e penso porti moltissimi benefici. Ma se c’è un ambito dove proprio mi urta notarla, è quello della produzione artistica, che va dalla scrittura alla musica, dalle immagini ai video.
Si dice che l’IA sia uno strumento al pari della matita, dei programmi di editing, della videocamera. Eppure io non sono d’accordo.
Questi appena elencati, hanno bisogno dell’ingegno umano al 100% per agire, e solo tramite noi producono, traducendo i nostri impulsi in segni. L’IA invece… parte da un comando (per ora) e genera qualcosa di nuovo, la cui origine non è mai davvero sotto il nostro controllo.
L’IA è più attore, che strumento. E noi di questo attore capiamo pochissimo.
Il punto perciò è: sono contro l’IA generativa non in toto, bensì nell’ambito artistico.
Credo che fare arte sia come costruire ponti. Ponti che collegano tra loro le persone, le loro menti e loro anime. L’idea che l’IA riesca a produrre contenuti che ci emozionano, che smuovono qualcosa dentro di noi, a me spaventa. Perché ciò che ci starebbe colpendo non arriverebbe da qualcuno come noi, con cui abbiamo un patrimonio comune di vita, pensieri, sensazioni ed emozioni, ma da un insieme di algoritmi, di funzioni probabilistiche che con la nostra natura, non c’entra nulla.
Nei prodotti dell’IA generativa non c’è intenzione. Sono, passatemi il termine, senz’anima.
E mi sta anche bene trovarli interessanti, ben fatti, buoni. Ma se sul serio smuovono qualcosa in noi, credo sia giusto tener presente che non c’è un ponte, una relazione tra creatore e fruitore. A quel punto, vale solo la nostra parte, perché non esiste nessuno dall’altro lato.
Se ricordiamo questo, se ci teniamo un alert acceso nel cervello, l’arte delle IA, “mi sta bene”, tra molte virgolette.
Ma dato che non è così che si stanno muovendo le cose, dato che stiamo diventando consumatori disattenti e assuefatti dal troppo, e che l’unica produzione che ci interessa è quella capace di distrarci dal flusso, allora c’è un problema. Allora stiamo scappando dalla relazione che la nostra creatività ci permette di avere con gli altri e col mondo. Stiamo arrendendoci all’efficacia algoritmica delle IA che giocano sui trend del momento solo per intrattenerci, farci passare del tempo, farci subire la pubblicità.
Chiudo con un aneddoto.
In questo periodo sto ascoltando molta musica nuova, in particolare rock, e mi colpiscono soprattutto le voci, così come il talento e l’impegno dietro agli strumenti suonati per davvero. Non che sia meno difficile produrre un pezzo con strumenti digitali, ma la manualità di chi suona, è un aspetto che ultimamente davo un po’ per scontato.
Comunque… a un certo punto, tra i pezzi salvati, mi spulcio gli artisti per capire chi siano e se ci sia altro, di loro, che mi piace. E qui la scoperta: una canzone che mi aveva particolarmente colpito, era totalmente generata da IA. Dietro non c’era nessun artista.
L’essermi riavvicinato a questo genere musicale e l’averne apprezzato soprattutto la parte strumentale mi ha creato subito quell’alert di cui parlavo. Stavo apprezzando, e premiando, coi miei ascolti, un’attività artistica che di artistico non aveva nulla, se non l’effetto di piacere che mi provocava. E questo non è sufficiente. Non al giorno d’oggi.
Io non voglio sostenere la proliferazione di oggetti vuoti (scritti, canzoni, film ecc.) che tolgono merito a ciò che noi persone sappiamo, possiamo e dobbiamo continuare a fare. Non voglio togliere spazi che per noi sono vitali, regalandoli, in nome del piacere momentaneo, a un mucchio di algoritmi.









Io sono abbastanza diffidente riguardo l’IA, ma come te la sto usando sul lavoro, con prudenza però perché fa spesso degli errori e quindi la uso per questioni che posso controllare. La creazione di contenuti artistici deve essere originale, anche secondo me. Certo che se poi l’originalità viene battuta da contenuti artificiali come nel caso del tuo pezzo musicale è piuttosto sconfortante…
Secondo me è da riflettere su cosa intendiamo per “battuta”. Cioè, la qualità ormai è evidente che se non oggi, domani sarà eccellente. Scritti, video, canzoni ecc saranno indistinguibili da quelle prodotte da noi. Magari in certi casi sarà anche superiore. Però qui torna la questione del “ponte”. Sapere che un contenuto sarà prodotto dagli umani lo renderà superiore anche solo per questo. E poi c’è un’altra questione: l’IA sta producendo, e lo si nota già nei feed social, un’abbondanza di contenuti mai vista prima. Da alcune settimane per esempio vedo tantissimi finti video che riprendono perfettamente film marvel con scene che però non esistono negli originali. Se alla prima dici ‘Wow’ dopo due ti sei già rotto le scatole.
Insomma, si preannunciano tempi complessi.
Totalmente d’accordo. La protagonista del mio secondo libro è una traduttrice che rischia di perdere il lavoro anche a causa dell’IA…
Guarda, quello delle traduzioni è un mondo che mi domando davvero come farà a sopravvivere. Lo vedo negli ambienti di lavoro, soprattutto, dove molte questioni che prima erano da far svolgere a un’agenzia oggi sono eseguite molto bene dalle IA.
Ti continuo a seguire per sapere quando esce 😉
Sono felice di leggere questo, perché mi sentivo sola a non volerla nei miei spazi.
Io fotografo, soprattutto, anche se nel mio blog non compaiono scatti miei. Guardare tante immagini IA per me è alienante.
Immagino. Lo stesso vale per me coi testi di narrativa o le poesie. Ma poi da lettore, mi dico, ma come si fa ad apprezzarli? Proprio per principio io mi rifiuto.