Me lo sento proprio, oggi, che sono tutto ingoblinito,
imbardato, un po’ anche sbrodato1, a dir la verità,
se non presurizzo ben bene il perineo mentre aeroscalo2.
Oh Signore… siedo e già girano i rotori, oh Dio se girano!
Che qua si sta a rullare, anzi a impennare l’assetto e a sss…
ssstaccare, impertinenti ingravitanti3, assardinati tra i sedili low cost,
ritrattando i carrelli e i ruotini come ritratterei, io,
il bigliettame acquistato per il viaggio in tempi sicuri e pianterrestri.
Ma ormai è un punto di non ritorno:
le ali ipersostentano schiaffoni all’aria sbruffona di nubi4
e noi ammissilati, insuppostati5 nella fusoliera che graffia il cielo,
stiamo volando… stiamo, tachicardicamente, volando.

Hostess e stuarts azzardano chincaglierie, lotterie,
vascheggiano6 avanti e indietro mungendo le premurosità
di noi timorati aerofobici, chiedendo monete per i bisognosi.
Questi volpiferi scambisti karmici e falsissimi equilibratori di voli!
“Cavaldonate7!” illudono, “E in cambio della carità spintanea di voi impanicati,
eviteremo linee di groppo sul groppone dei temporali
e così turbolici aeromorti a diecimila metri di panico.”
Solo voi ci mancavate, a dirottare i già nefasti vaneggiamenti della mia fobia!
Lasciatemi fluttuare qui e in grazia! In assetto immusonito, certo,
ma con le mie autorotazioni ben stagne tra le paratie del malumore,
maltempestando d’invocazioni il Pantheon cattolico
al ritmo extrasistolico di un volo ora leffio ora burbòmbero8,
di portanza birricchina birriccò, direbbe Dalla,
che mi torce gli intestini e superodora di spezie i gangli ascellari.

Eh! Fortunati i miei vicini!

Comunque… minuto i secondi. Quartodoro i minuti.
Mezzoro i quarti aqquartandoli in mucchi orari9 e ipotizzo mappe,
quadrangolo immaginifiche posizioni nell’etere e abbussolo,
mi posiziono, con speranzosa sicumera, assentierandomi alla discesa.
Ma quanto può mancare, ancora? Porcozeus signore dei cumulonembi!
Poco! E infatti: scintillii d’avvertimento: “Sedersi, accinturarsi ben bene!”
(sì, come avessi ginnasticato, qui dentro! mica avvasco come questi croupier d’alta quota!)
“e avvantaggiarsi per il planaggio verso il basso.”

Oh bene! Terra, avvedo terra! Mia solidale, solida e reale, dettagliata e vegetale,
terra che già mi sento di scarpare, di scalpitare tra le suole aggioiate,
terra qui affinestrata, oh no anzi obliviata dagli oblò che virano con l’aeromobile,
sempre vir, sempre vermaschianzo10 nei vortici viscosi del vento,
aeromobile che se ne fotte reazionando le miscele idrocarburiche,
spingendoci uomamente con la sua aerodinamicità fallica e alata,
un po’ suina e un po’ fatata, ingravidata di valigie preservativizzate nel nylon balistico.
Terra mia avvicinata, me lo sento proprio, oggi, che sono tutto spazientito,
ancora molto adrenalincoglionito11, che ci siamo, che sono ottimisticamente indirizzato a una fine.

La pancia allora scarrella.
La cabina apparecchia gomme, rotori pneumatici e radioassistenze
e io aggiungo incuboidi ipotesi di addominoscivolate al flambé12 sulla pista,
di caligolate13 al cherosene incendiario,
intanto che i diruttori laminano, svergolano gli assetti sui dorsi piumati di flap,
fluttuano, equilibrano, sbordano, sbrodano, s’impettiscono, indirizzano,
poco poco a destra, sostieni sostieni, abbassa abbassa e…
si tocca! Sì, ha toccato, ha toccato anzi, no, stacca. Rimbalza.
Sforza e sbolza. Strizzura stronza del didiedro14 negativizzato!
Sbalza la stazza. Crepitano le sedute e: atterraggio.

Piloto gli applausi.
Applausi al pilota.

[Prima stesura: giugno 2026]

Note:

Ingoblinito, imbardato, un po’ anche sbrodato1
È l’ovvio status psicofisico dell’aerofobico poco prima di salire a bordo e aeroscalare. Prevede un’ingoblinatura crescente (tale per cui è meglio non azzardare frasi stupide che potrebbero abbruttirlo ancora di più), una sensazione di imbardamento, soprattutto nel basso ventre, e la pericolosa possibilità di sbrodarsi nei pantaloni.

Aeroscalo2
Per molti, equivale al semplice salire le scale dell’aeromobile. Per l’aerofobico, è il controintuitivo avanzare verso un luogo di pericolo e terrore quando ogni fibra dei tuoi muscoli vorrebbe invece invertire la rotta e aeroscendere.

Impertinenti ingravitanti3

Chiunque sfidi le leggi di natura (tipo quella di gravità) azzardandosi, con spocchiosa sicumera, in luoghi non consoni alla propria biologia. Per esempio: l’aria per gli esseri umani, i quali, è bene ricordare: NON POSSIEDONO ALI PROPRIE!

Aria sbruffona di nubi4

Il tipico atteggiamento immaturo del meteo, il quale prevede maltempo ogni qualvolta tu, aerofobico, decidi di prendere un volo.

Insuppostati5
Davvero vorreste dirmi che in questa situazione di mxxxa qualcuno ci sta comodo?! Ecco!

Vascheggiano6

L’inspiegabile abilità, frutto di grande esperienza così come di prodigioso coraggio, dimostrata dai professionisti dell’aviazione i quali, anziché stare bene assicurati ai propri sedili, camminano lungo i corridoi, avanti e indietro, con nonchalance, neanche fossero in piscina a farsi due vasche nel chill. Eroi. Veri eroi! A patto che non comincino ad azzardare chincaglierie e lotterie.

Cavaldonate7
Non semplici donazioni, ma veri e propri tributi alle divinità della Buonasorte affinché il volo rimanga sicuro.

Un volo ora leffio ora burbòmbero8

Un volo confortevole che può, improvvisamente, burbomberare a causa dei temporali coi lampi, i fulmini, le grandinate e un sacco di altre atrocità bruttissime a cui ora non mi va neanche di pensare.

Minuto i secondi. Quartodoro i minuti. Mezzoro i quarti aqquartandoli in mucchi orari9

Il tempo scorre molto lentamente per chi soffre di aerofobia. Ecco perché, raggiunto un determinato livello di stress, ci si ingegna nel calcolare quanto tempo sia passato e quanto ne rimanga, suddividendolo con complicatissimi calcoli matematici.

Vermaschianzo10

L’aereomobile è lo stereotipo del vero vir, il vero uomo maschio, indomito guerriero, deciso ad affrontare con siffatta audacia l’elemento aria (e tutte le sue pericolosità) anche e soprattutto quando non dovrebbe: ovvero nei pericolosissimi momenti in cui non è una giornata ideale e a bordo c’è una persona affetta da aerofobia che farebbe volentierissimo a meno di questo suo atteggiamento di sfida preferendo tratte più tranquille e stabili. Maledetto patriarcato!

Adrenalincoglionito11

Stato euforico che improvvisamente prende possesso della persona aerofobica (anche se opportunamente sedativizzata) specie quando il volo è ottimisticamente indirizzato a una fine.

Addominoscivolate al flambé12

Atterraggi di puro addome, senza carrello, fusoliera contro pista, scatenanti scintille, fiammate e caligolate al cherosene incendiario.

Caligolate13
Dense nebbie pregne di fumo nero dovute ad addominoscivolate al flambé.

Strizzura stronza del didiedro14

Gli esperti non concordano se ci si riferisca alla variazione dell’angolo di diedro, ovvero “l’angolo formato, sul piano orizzontale, tra le due semiali o i piani orizzontali di coda di un velivolo“, oppure del didiedro della persona aerofobica, massimamente presurizzato (quindi strizzurato) per impedire uno sbrodamento.

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